Newslettering n.5 – Maggio 2026

Appunti su lettering e fumetti tra letture, osservazioni e lavoro editoriale.

Ciao!

Questo mese mi ha colpito la forza di progetti capaci di attravesare epoche e contesti diversi senza perdere la propria identità.
È successo visitando una mostra che raccoglie cinquant'anni di lavori firmati da una coppia straordinaria.
Ma anche guardando un video che mi ha fatto capire perché, inconsciamente, ho scelto così tante volte un certo carattere tipografico.
Ho apprezzato la cura quasi maniacale di un libro dedicato al fumetto, pensato, curato e progettato da uno degli autori contemporanei più colti e raffinati.
Infine, ho passeggiato tra decine di stand della più importante fiera del libro italiana, cercando di capire cosa distingua uno stand che espone libri da uno che racconta una storia.

Ho seguito alcune tracce. Questa newsletter racconta dove mi hanno portato.

Una mostra da scoprire
Lella and Massimo Vignelli – A Language of Clarity

Un video da guardare
Cooper Black – Why this font is everywhere

Dalla mia libreria
McSweeney's No. 13 – The Comics issue

Dalla mia scrivania
Lo stand BAO al Salone del Libro 2026

Buona lettura,
Lorenzo

Una mostra da scoprire

Lella and Massimo Vignelli - A Language of Clarity

Milano, Triennale – Dal 25 marzo al 6 settembre 2026

Visitare una mostra dedicata a Lella e Massimo Vignelli, tra i più influenti designer italiani del Novecento, significa osservare decine di progetti diversissimi tra loro e riconoscervi, ogni volta, la stessa impronta.
È la sensazione che si prova visitando A Language of Clarity, la grande retrospettiva che Triennale Milano dedica a una coppia di progettisti capace di lasciare il segno in quasi ogni ambito del design: dall'editoria alla segnaletica, dal product design alle identità visive, tra Milano e New York, nel corso di oltre mezzo secolo di attività.

Design is One
Per i Vignelli il design non era una somma di specializzazioni, ma una disciplina unica. Lo stesso metodo poteva essere applicato a una sedia, a un libro, a una mappa della metropolitana o all'identità di una compagnia aerea. Cambiava l'oggetto, non il modo di affrontare il problema: una ricerca di chiarezza che non aveva nulla di freddo o meccanico, ma che si traduceva in una straordinaria forza comunicativa.
Milano e New York
La mostra racconta il dialogo continuo tra due città fondamentali per la loro formazione. Da una parte la Milano del dopoguerra, attraversata dall'energia di figure come Gio Ponti e Umberto Eco; dall'altra New York, dove i Vignelli si trasferiscono nel 1965 e costruiscono una carriera internazionale. Due mondi diversi che hanno contribuito a definire il loro linguaggio progettuale.
Una partnership creativa
La mostra restituisce finalmente il ruolo centrale di Lella Vignelli, troppo spesso oscurato dalla notorietà del marito. Molti dei progetti esposti nascono da un dialogo costante tra due personalità complementari: Massimo, visionario e instancabile promotore delle idee, e Lella, rigorosa, concreta e attentissima alla qualità dell'esecuzione. Una collaborazione che ha rappresentato uno dei motori più potenti del loro lavoro.
Perché visitarla
La lezione più interessante della mostra non riguarda un singolo progetto, ma la capacità di costruire una visione riconoscibile attraverso decenni, discipline e contesti differenti. Uscendo dalle sale della Triennale si ha la sensazione di aver osservato qualcosa di raro: non una raccolta di oggetti ben progettati, ma un modo di pensare il design applicato con straordinaria coerenza per tutta una vita.
Per approfondire
Qui il comunicato stampa della mostra, qui il ritratto biografico dei Vignelli scritto da Gianni Biondillo e qui la scheda del catalogo.
Un video da guardare

Cooper Black - Why this font is everywhere

video-Comicraft-Procreate – video su YouTube

Esistono font che sembrano appartenere a tutti: attraversano decenni, linguaggi e contesti diversi senza rinunciare al proprio carattere.
Il Cooper Black è uno di questi: morbido, esuberante e immediatamente riconoscibile, è apparso sulle insegne dei negozi, sulle copertine dei dischi, sulle carte delle caramelle e persino sulla livrea di una compagnia aerea.
Ha una personalità inconfondibile, ma lascia spazio a quella di chi lo utilizza. Forse è proprio questa combinazione a permettergli di attraversare le mode e le epoche senza perdere fascino.
Il video che vi segnalo racconta la storia del Cooper Black intrecciandola a quella delle principali innovazioni tipografiche del Novecento.
Per vedere all'opera questo carattere (insieme a molti altri), consiglio una visita a FONTS IN USE, archivio sterminato di esempi navigabile con grande facilità.

Dalla mia libreria

McSweeney's No. 13 – The Comics issue

Caligrafía – Claude Mediavilla

Autore
Dave Eggers, Chris Ware + AA.VV.

Editore
McSweeney's Quarterly

Prima edizione
2004

Pagine
364

Nato da un'idea di Dave Eggers, McSweeney's è uno dei progetti editoriali più influenti degli ultimi anni, una rivista che ha saputo reinventarsi a ogni numero dal punto di vista del design e dei contenuti.
Tra tutte le uscite, il numero 13 occupa un posto speciale: curato e progettato da Chris Ware, uno dei più importanti autori di fumetto contemporanei, è un volume interamente dedicato ai comics e alla loro storia.
La cura riservata a ogni dettaglio, insieme alla presenza di autori come Robert Crumb, Art Spiegelman, Lynda Barry, Daniel Clowes, Joe Sacco e molti altri, ne fanno un esempio straordinario di come il progetto grafico possa amplificare il contenuto anziché limitarsi ad accompagnarlo.
Più che un'antologia, è una dichiarazione d'amore per il fumetto, per il libro e per le possibilità espressive dell'editoria.

Dalla mia scrivania

Lo stand BAO al Salone del Libro 2026

In Italia esistono molti festival dedicati all'editoria, ma il più importante è senza dubbio il Salone Internazionale del Libro di Torino, che ogni anno richiama centinaia di migliaia di lettori, autori ed editori negli spazi del Lingotto.

BAO Publishing è stata tra le prime Case editrici di fumetti a credere nell'importanza di essere presente a questa manifestazione. Nel corso degli anni siamo passati da piccoli spazi espositivi a stand sempre più grandi e riconoscibili, trasformando ogni edizione in un'occasione per raccontare il nostro catalogo.

Quest'anno il tema dello spazio è emerso quasi naturalmente: diverse delle nostre pubblicazioni più recenti condividono questa ambientazione e abbiamo deciso di trasformare questa coincidenza in un filo narrativo.

Abbiamo chiesto a Riccardo Atzeni, autore di Devo andare nello spazio, di realizzare le grandi illustrazioni che avrebbero fatto da sfondo all'allestimento: un cielo blu profondo disseminato di stelle, pianeti e il protagonista del suo libro a fare da guida visiva.

A partire da questi elementi ho costruito il resto del sistema grafico, aggiungendo il titolo dello stand e una costellazione di personaggi provenienti da fumetti pubblicati negli ultimi mesi, trasformati in silhouette in bianco e nero.

Note tecniche

Lo studio che si occupa dell'allestimento fornisce una serie di template corrispondenti alle superfici reali dello stand: pareti, banconi ed elementi sagomati. Le grafiche che realizzo vengono poi stampate su teli in PVC o su pellicole adesive e assemblate direttamente in fiera.

Dal punto di vista grafico, la sfida principale è lavorare su scale inconsuete. Testi ed elementi vettoriali possono essere ingranditi senza limiti, mentre per le immagini bisogna tenere conto della distanza di osservazione. Molte delle illustrazioni utilizzate nei libri, preparate a 300 dpi, possono essere stampate anche su superfici di diversi metri: sebbene vengano ingrandite enormemente, la maggiore distanza da cui vengono osservate compensa la perdita di dettaglio.

Foto scattata dentro lo stand BAO durante il Salone del Libro di Torino 2026.
NEWS lettering

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Lorenzo

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