Newslettering n.7 – Luglio 2026

Appunti su lettering e fumetti tra letture, osservazioni e lavoro editoriale.

Ciao!

Forse capita anche a voi: per anni si accumulano oggetti, idee e ricordi che restano in attesa del momento giusto per essere davvero compresi.

Questo mese ho cercato di leggere quante più opere possibili di un autore che ho collezionato assiduamente e di cui ho ammirato gli originali in una mostra a lui dedicata.
Poi vi segnalo una bella serie Netflix dedicata al design, un libro che racconta come la carta si sia trasformata nelle mani degli artigiani medievali di Fabriano e, infine, vi porto dietro le quinte dell'imponente lavoro di lettering di un romanzo grafico destinato a far parlare di sé.

Una mostra da scoprire
Toppi - Le profondità verticali

Un video da guardare
Abstract, the Art of Design: Paula Scher

Dalla mia libreria
Cotone, conigli e invisibili segni d'acqua

Dalla mia scrivania
Il lettering di Charity e Sylvia

Buona lettura,
Lorenzo

Una mostra da scoprire

Toppi. Le profondità verticali

Pordenone, Palazzo del Fumetto – Dal 23 maggio al 4 ottobre 2026

Quando frequentavo la Scuola del Fumetto di Milano, tra il 2003 e il 2006 (vent'anni fa... sic!), un giorno venne a trovarci Sergio Toppi. Faceva parte della filosofia della scuola mettere gli studenti a diretto contatto con i grandi maestri del fumetto e Toppi, da vero galantuomo, si prestò con generosità alle domande ingenue ed emozionate di una classe di ragazzi poco più che ventenni.

Mi colpì un suo aneddoto: a causa di un infortunio alla mano destra, che gli avrebbe impedito di disegnare per diverso tempo, aveva deciso di allenare la mano sinistra, fino a raggiungere un livello praticamente indistinguibile da quello della destra. Ci parlò anche della sua passione per i modellini di soldatini, che realizzava e dipingeva personalmente.

Visitando la splendida mostra dedicata ai suoi originali al Palazzo del Fumetto di Pordenone, ho potuto ammirare da vicino le sue tavole e persino alcuni di quei soldatini, quasi a chiudere il cerchio con quel ricordo di vent'anni fa.

Ma su Toppi (che, come tutti i grandi, può essere chiamato semplicemente con il cognome, come Picasso) esistono testimonianze più eloquenti: tralasciando il lunghissimo elenco di autori italiani e stranieri che hanno riconosciuto un debito nei suoi confronti (uno su tutti, Frank Miller), ce n'è una che amo particolarmente. Riguarda il più importante editore di fumetti italiano che, quando si trovava in giro per il mondo a qualche manifestazione di comics, era solito presentarsi così:
«Mi chiamo Sergio Bonelli, pubblico fumetti in Italia e sono l'editore di Sergio Toppi.»
Era – parole sue – il modo migliore per ottenere immediatamente attenzione, rispetto e ammirazione.

Sì, perché Toppi è stato un autore rivoluzionario. Il suo stile è unico e immediatamente riconoscibile: nelle illustrazioni le figure si intrecciano e si sovrappongono, convivendo su piani prospettici e scale differenti, quasi fossero gli elementi di una locandina cinematografica. Nei fumetti la gabbia tradizionale viene reinventata: ogni tavola trova una soluzione compositiva diversa, al servizio della narrazione, della leggibilità e dello stupore del lettore (ma probabilmente anche del desiderio dell'autore di mettersi ogni volta alla prova).

Il tratto è un intrico raffinato di linee che restituiscono con precisione un'epoca, un'armatura, un personaggio. Le anatomie sono plastiche ma realistiche, il bianco e nero esalta il dettaglio e, quando interviene il colore, ogni scelta cromatica appare audace e al tempo stesso perfettamente equilibrata.

La mostra è molto bella. Raramente si ha l'opportunità di ammirare un centinaio di tavole originali di Toppi, tra bianco e nero e colore. Le sale seguono un percorso cronologico, dalle prime opere fino a quelle della piena maturità artistica e sperimentale, dove emerge con forza quello che potremmo definire un autentico istinto grafico.

A questo link è possibile leggere il comunicato stampa della mostra. È disponibile anche un bellissimo catalogo che raccoglie le opere esposte, accompagnate da un ricco apparato di approfondimento.

Il corpus dell'opera di Toppi è pressoché sconfinato e, fortunatamente, continua a essere ristampato con regolarità in edizioni di ogni tipo, facilmente reperibili sul mercato.

Concludo con alcune parole dell'autore, così come sono riportate nel bellissimo libro Bab el Ahlam, 1932 (Edizioni Di):
«Penso che sia necessario essere costantemente e sufficientemente duri con sé stessi, qualunque sia il prezzo. Quando non si è soddisfatti di un risultato, è giusto far prevalere la propria dignità e strappare tutto, basandosi sull'intima consapevolezza che si può fare di meglio.»
Sergio Toppi

Un video da guardare

Abstract, the Art of Design: Paula Scher

Foundations of Type Design

Paula Scher è una figura leggendaria del graphic design contemporaneo. Partner dello studio Pentagram di New York, ha rivoluzionato l'identità visiva di istituzioni e aziende attraverso un uso della tipografia libero, espressivo e profondamente comunicativo.

Netflix le ha dedicato uno degli episodi più riusciti della serie Abstract: The Art of Design, che racconta con grande sincerità il suo metodo creativo e il profondo legame con la città di New York.
Oltre a ripercorrere alcuni dei suoi progetti più celebri, il documentario mostra anche una parte sorprendente della sua ricerca artistica, che svolge nel tempo libero nella mansarda di casa: la realizzazione di enormi mappe dipinte a mano a pennello, dove città, confini e informazioni si trasformano in una trama sorprendentemente armoniosa di lettering.

Dalla mia libreria

Cotone, conigli e invisibili segni d'acqua

Caligrafía – Claude Mediavilla

A cura di
Chiara Medioli

Editore
Corraini Edizioni

Prima edizione
2014

Pagine
144

Il titolo di questo libro può sembrare curioso, eppure contiene tutti gli indizi per capire quanto la città di Fabriano, nelle Marche, sia stata determinante nel perfezionamento e nella diffusione della carta in Europa. È una storia che affonda le radici nel Medioevo e che questo volume, pubblicato nel 2014, celebra nel 750º anniversario: risale infatti al 1264 il più antico documento che attesta l'attività delle prime cartiere nel territorio fabrianese.

Cotone, come quello ricavato dagli stracci lasciati a macerare, da cui si otteneva la pasta per i fogli; conigli, come gli scarti della lavorazione delle pelli utilizzati per la collatura, fondamentale per rendere la carta più adatta ad accogliere l'inchiostro; invisibili segni d'acqua, ovvero le filigrane, che certificavano qualità e provenienza della produzione. Sono queste le tre grandi innovazioni introdotte dagli artigiani fabrianesi. La carta, nata in Cina nel II secolo d.C., trovò nella città marchigiana un centro d'eccellenza che la trasformò in un prodotto di qualità tale da sostituire progressivamente la pergamena e favorire lo sviluppo della produzione su larga scala.

Questo libro è un piccolo gioiello: ripercorre la storia della carta (nella cartina qui sotto è possibile seguirne le rotte di diffusione), intrecciandola a quella italiana ed europea. La sua affermazione precedette di poco la rivoluzione della stampa — la Bibbia di Gutenberg è del 1455 — e ne divenne il supporto ideale. Il tutto è raccontato attraverso una splendida selezione di carte diverse per formato, finitura e grammatura, che trasformano la lettura anche in un'esperienza tattile.

Dalla mia scrivania

Charity e Sylvia

Frontier – foto 1

Autori
Tillie Walden

Editore
BAO Publishing

Prima edizione
2026

Pagine
264

L'ultimo libro di Tillie Walden si intitola Charity e Sylvia e racconta la storia vera di due donne vissute nel Vermont di inizio Ottocento, che riuscirono ad affermare la propria identità più profonda in un'epoca in cui era estremamente difficile sottrarsi alle convenzioni sociali.

L'autrice affronta questo racconto con grande onestà, dopo aver studiato un'imponente mole di documentazione per restituire un ritratto fedele e, allo stesso tempo, inevitabilmente sospeso nei silenzi lasciati dalla storia. Ne nasce un romanzo grafico intenso, destinato a lasciare un segno profondo.

È anche una dimostrazione di padronanza del linguaggio fumetto. Le tavole sono costruite su una griglia modulare di dodici vignette, che si espande e si ricompone seguendo il ritmo della narrazione. Gli interni sono stampati in bicromia, la copertina in tricromia, i risguardi in monocromia. E, dettaglio tutt'altro che secondario, l'intero libro è stato letterato a mano.

A sinistra, il lettering originale inglese. A destra, l'adattamento in italiano.
Note tecniche

È proprio il lettering l'aspetto più delicato di un libro come questo. I balloon sono stati disegnati dall'autrice direttamente attorno al testo in inglese, assumendo forme spesso molto articolate. Inserire la traduzione all'interno di spazi così irregolari ha richiesto parecchio tempo per raggiungere un equilibrio soddisfacente. Negli impianti forniti dall'editore originale, Drawn & Quarterly, era presente il font basato sulla grafia di Tillie Walden, che ha contribuito a preservare l'aspetto delle pagine.

Ancora più impegnative sono state le splash page di apertura dei vari capitoli, dove l'autrice utilizza un lettering estremamente espressivo e ogni riga è diversa dalle altre. In questo caso un font non sarebbe bastato: è stato fondamentale ridisegnare tutto a mano, ispirandomi al lettering originale. E, devo ammetterlo, è stata anche la parte più divertente.

A sinistra, il lettering originale inglese. A destra, l'adattamento in italiano.
NEWS lettering

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